Fiammes- rifugio Giussani, giro Tofana di Rozez- Val Travenanzes- Fiammes.
Credo che ogni biker abbia sognato almeno una volta nella vita di partecipare ad una escursione “estrema”, di quelle con panorami mozzafiato e con difficoltà che una volta superate lasciano il segno: sulle gambe, sulla testa , ma soprattutto nel cuore.
Queste in sintesi sono le emozioni provate nel week end del 17 e 18 giugno scorso, quando 7 Maistraki ( Stefano, Joel, Angelo, Guido, Renzo, Matteo ed Oscar) hanno preso parte alla “Mitica 2011” in quel di Cortina.
L’itinerario prevedeva per il primo giorno la risalita della Tofana di Rosez fino al rifugio Giussani (2600 mt. s.l.m.) partendo da Fiammes e risalendo attraverso il passo Posparcora. Il secondo giorno invece era prevista la discesa della Val Travenanzes fino al luogo di partenza.
DESCRIZIONE DEL PERCORSO:

Arriviamo in località Fiammes, subito dopo Cortina in direzione Dobbiaco. Alla nostra destra troviamo gli impianti sportivi, sulla sinistra un piccolo parcheggio dove lasciamo le automobili. Da lì afferriamo le nostre bike e proseguiamo seguendo la strada asfaltata che risale parallela a quella che conduce a Dobbiaco. Dopo circa 1500 mt si attraversa il fiume su un ponte di legno e si risale a sinistra seguendo le indicazioni prima per la valle di Fanes, e successivamente per passo Posporcora.
Giunti alla forcella Posporcora (1720 slm) si tiene la destra e si continua per il sentiero nr° 409. Si pedala su un bellissimo single track che risale con lieve pendenza i piedi delle Tofane. Lo scenario che si ammira è spettacolare; sulla nostra sinistra le pareti del Cristallo, sullo sfondo il massiccio dal quale spunta Punta Sorapis (3205 slm) e sotto la perla delle Dolomiti, Cortina.
Arrivati ad un certo punto si scende leggermente fino all’incrocio dal quale risale la strada che arriva dai laghi di Ghedina. Da qui in avanti purtroppo iniziamo a sentire le prime gocce d’acqua che ci accompagneranno fino all’arrivo della meta.
Arrivati poco dopo ai piedi della pista che scende dal rifugio Duca d’Aosta (2098 slm) si continua seguendo prima il sentiero nr° 405 e poi il nr°403. Bisogna fare molta attenzione perché in questo tratto il sentiero si spacca in più punti a causa di un’enorme frana causata probabilmente da una valanga.
Dispersi in mezzo ad una vera e propria radura decidiamo di inoltrarci in mezzo al bosco che si trova ai piedi delle Tofane. L’istinto non ci tradisce, infatti, poco dopo, rispuntiamo nel bel mezzo di una pista da sci, la quale, una volta risalita a piedi, ci condurrà diritti sulla strada che porta al rifugio Dibona (2083 slm). L’ora è giusta per una sana fetta di Strudel accompagnata da un caldo caffè.
Ci aspetta ora l’ultima salita che attraverso lo stesso sentiero nr° 403 ci farà giungere fino al cuore della Tofana di Rozes dove si trova il rifugio Cai Giussani (2600 slm).
Dopo poche centinaia di metri purtroppo quelle che prima avevo chiamato “gocce” si trasformano all’improvviso in una pioggia battente che di lì a breve sarà accompagnata da un gelido vento. L’esperienza di anni di mtb in quota ci insegna che è sempre bene quando facciamo una “Due giorni” non accontentarsi della sola giacca antipioggia. Un bravo Maistrako deve sempre avere nello zaino il classico poncio da montagna. Con certe condizioni meteo questo accorgimento può rivelarsi indispensabile! (Chiedetelo ai compari Zava e all’Ing. Sanna!).
La salita si fa sempre più aspra, e purtroppo a causa del fondo scivoloso ma soprattutto delle forti pendenze, siamo costretti a scendere dalle bici e a continuare a piedi. Quella che doveva essere una dura salita in mtb diventa una vera e propria scalata! Alla pioggia ed al vento si aggiunge ben presto una fitta nebbia! Si fatica a vedere i nostri compagni sebbene si trovino a pochi metri di distanza. All’improvviso dopo circa 400 mt in altitudine di risalita, notiamo 2 mezzi fuoristrada parcheggiati sulla destra. La spiegazione di tale parcheggio lo scopriamo subito dopo…
Neve!!! Gli ultimi 200 mt di dislivello li affronteremo con bici in spalla, scarpine estive, pantaloni corti, poncio, freddo ( + 3 °C), pioggia battente, nebbia, fondo nevoso ghiacciato su roccia pura … Può bastare?
In alcuni passaggi siamo costretti a sorreggerci l’uno con l’altro per evitare di ritrovarci in un batter d’occhio qualche centinaio di metri più a valle!!!
Vi sembrerà strano, ma credo che la nebbia sia stata un elemento che ci ha permesso di affrontare certi ostacoli con l’incoscienza di non renderci conto di quel che stavamo rischiando. Ne ho preso coscienza solo il mattino seguente, quando vedendo quei passaggi con una nitida giornata di sole ho sentito i brividi sulla schiena!
Gli ultimi 100 mt dal rifugio li trascorriamo in una vera e propria bufera! L’unica cosa che ci rinfranca è che da li a poco ci rifugeremo al caldo. Avete presente quei film in cui il protagonista si trova in mezzo al deserto e la botta di calore che ha in testa gli fa intravedere il miraggio con l’oasi verde e l’acqua? Bene, immaginatevi la stessa situazione ma con un paesaggio quasi invernale. Io e il mio vecchio segretario Guido abbiamo il cervello talmente offuscato che riusciamo a scambiare il vecchio ed abbandonato rifugio Cantore per il Giussani.
“Situ sicuro che i aprisse sto fine settimana?”…. urla Guido! …Ci sono quasi cascato!!! se non fosse che dall’altra parte a poche decine di metri sento una voce che mi dice: “Di qua! Di qua!”… e finalmente tra le rocce intravedo il rifugio che ci ospiterà.
Lasciamo le bici all’aperto, e una volta entrati ci rifugiamo subito in camera per cambiarci e soprattutto per scaldarci con una doccia bollente al modico prezzo di 5 € cad.!!!
Preferisco saltare la cronaca della nostra serata in rifugio, anche perché se dovessi elencare tutto ciò che ci siamo bevuti con la “scusa” di doverci scaldare , rischieremmo di doverci iscrivere ad uno di quei corsi organizzati dall’ “Anonima alcolisti”…….
Ore 6.00 del mattino: sveglia! Giù dalla branda e subito alla finestra per accertarsi delle condizioni meteo. C’è un sole splendente, il panorama è indescrivibile ma … appena metto il naso fuori dalla porta ho l’impressione di entrare in una cella frigorifera.
Di notte siamo andati di sicuro attorno allo 0 °C . Ne ho la conferma non appena vedo che le bici sono ricoperte da uno spesso strato di ghiaccio!
Colazione veloce, indossiamo l’abbigliamento invernale e, dopo aver “lambicato” per un buon quarto d’ora per togliere il ghiaccio dai componenti della trasmissione dei nostri mezzi, iniziamo a scendere.
Ovviamente il primo tratto lo facciamo a piedi a causa del fondo ghiacciato, poi giunti al bivio con il sentiero nr° 404 lo imbocchiamo proseguendo lungo un single-track che corre ai piedi della Tofana di Rosez ed arriva fino alla Forcella Col dei Bos (2331 mt.). La temperatura è ancora gelida, tant’è che in due occasioni sono costretto a fermarmi perché le dita delle mani sono talmente congelate che non riescono a frenare.
Giunti alla Forcella Col del Bos, la salita è finita. Ora è tutta discesa.
Seguiamo il sentiero 402-401, cercando di stare il più possibile in fondo valle vicino al torrente. Qui il sentiero è impervio, la pendenza è notevole ed il fondo abbastanza impegnativo ma ciò non ci esime dal guardare la meravigliosa valle che stiamo attraversando. Cascate da nevai che danno vita ad un torrente dall’acqua cristallina, sulla sinistra il gruppo delle Tofane e sulla destra quello del Lagazuoi, un gruppo di stambecchi passeggia sull’altra sponda… ad un certo punto, circa a quota 1770 mt, si guada il torrente e si giunge presso la Malga Travenanzes (1965 mt), unico punto di appoggio. Proseguiamo lungo il sentiero 401. Da qui il sentiero diviene meno evidente, in quanto ci si trova nel greto del torrente, bisogna prestare attenzione ai segnali o anche solo ai segni del passaggio della gente. E’necessario guadare il torrente con bici in spalla diverse volte, anche se un certo Renzo azzarda l’attraversamento seduto in sella! (Poveri cuscinetti del movimento centrale!!!!!!)
Usciti dal ghiaione, quasi completamente percorribile in bici, si ritrova il sentiero ben segnalato, si attraversa una passerella e si prosegue seguendo il sentiero a mezza costa percorribile quasi interamente in bici, solo in alcuni punti è necessario scendere dalla bici perché in caso di disattenzione si rischierebbe di finire dentro al profondo canyon.
Proseguendo, il sentiero si congiunge ad una carrareccia che porta in località Pian di Loa. Qui seguiamo la strada e in breve si raggiungiamo l’auto lasciata presso l’Albergo Fiames.
Consiglio:
Itinerario da fare fuori week end, prima delle grandi migrazioni (ovvero fra maggio e giugno). Ancor meglio se presto la mattina, evitando cioè le ore trafficate, i possibili incroci con camminatori sulle parti strette ed i guardiaparco……che ahimè sono autorizzati a sanzionare con 70 € di ammenda tutti quei pazzi biker (quali noi siamo) che decidono a loro rischio e pericolo di attraversare questa incantevole valle purtroppo vietata alle mountain bike.
Stefano Barazza